il tambo

il tambo il tambo
 
Trascorrevano i primi anni '80 e la cinematografia americana portava sugli schermi la saga di Rambo.
Le vacanze estive le trascorrevo all'oratorio del SS. Crocefisso di Como ed in particolare, per due settimane, in rinomate località turistiche delle Alpi: Campodolcino (Val San Giacomo), Soraga (Val di Fassa), Auronzo di Cadore (Dolomiti), Caspoggio (Val Malenco).

È proprio in una di queste occasioni (avrei compiuto 13 anni il settembre successivo) che il vestire e soprattutto agire, portò i miei compagni d'avventura ad abbreviare il mio cognome e a creare "tambo rambo".

Nel breve trascorrere di una stagione restò ciò che era giusto restasse "il tambo" con l’articolo.
L'ultima metamorfosi giunse ad opera di un carissimo compagno di scalate, forte alpinista e bravissimo giardiniere: Lele da Binago. Nell'inverno 1999 - 2000 Lele, ispirato dal solito gesto eclettico, coniò icetambo e diede il via all’idea di un sito…

sogni 1

sogni di ghiaccio (gennaio 1999)
 
Il calendario ha già battuto da qualche settimana il 21 dicembre ma il Signor Freddo non vuole arrivare. Il termometro è salito sulla vecchia altalena dell’asilo e la suora non vuole farlo scendere. Starà accadendo la stessa cosa su tutto l’arco alpino o sarà una situazione fantozziana che avvolge solo la mia città? Mannaggia mi sono comprato le picche nuove e sta a vedere che farò solo “scalate in frigorifero”.
DRIN, DRIN! «Pronto… CIAO! Non ti avevo riconosciuto, come stai… È formata?!… OK…Va bene, ciao».
È più di un’ora che stiamo camminando nello zucchero fino al ginocchio e continuo a pensare che dovevo salire con gli sci, alla peggio durante la discesa nel bosco avrei fatto legna per il camino…
Devo dicidermi a comprare le ghette nuove o in questi scarponi ci faccio l’allevamento di rane, accidenti! Non ricordavo fosse così lungo l’avvicinamento, non dovrebbe mancare più molto, ancora una valletta e… UAUU! L’anno scorso la guardai con il binocolo, me la ricordavo più piccola. Ora, chi fa il primo tiro?

Cos'è il gioco dell'effimero? Salire le mura del castello della regina delle nevi, le canne dell’organo della vecchia chiesetta gotica, la candela che da bambino stringevo timoroso tra le mani durante la processione di fine inverno. Salire tra una fitta giungla di liane, una appiccicosa ragnatela senza restarne invischiato, un’affilata spada di Damocle in balia della gravità. Salire il greto del torrente ghiacciato saltando da un sasso all’altro. Vagare in un orto di cavolfiori. Andare alla ricerca di funghi in una foresta tenebrosa che tra poche ore sarà raggiunta dai raggi del sole, raggi che daranno nuovamente il via al ciclo della vita e allo scorrere delle acque. Acque che non saranno più praticabili con picche e ramponi fino a quando l’Architetto Sig. Gelo non ci stupirà con i nuovi progetti dei giochi dell’effimero.

sogni 2

sogni di ghiaccio (aprile 2000)
 
Da qualche anno la fortuna mi assiste.
La ricerca delle opere create dall'Architetto Sig. Gelo inizia già dall'ultima domenica di Novembre. A inizio stagione faccio sempre fatica ad ingranare il colpo giusto dato con piccozze e ramponi ed è così che la mia ricerca è indirizzata a semplici strutture dove posso riprendere il ritmo e soprattutto sfruttare l'ottima occasione per accontentare un amico di nome: "mi porti ad arrampicare sulle cascate di ghiaccio?".
Non sono ancora un professionista della montagna, una guida alpina, sono uno che ha una particolare passione per il ghiaccio e cerca di trasmatterla, con tutti i canoni di sicurezza, a chi desidera avvicinarsi a ciò che non esiste.

sogni 3

sogni di ghiaccio (febbraio 2001)
 
Cosa passa nella testa di un arrampicatore dell’effimero quando, giunti alle porte dell’inverno, il Sig. Freddo non vuole arrivare? Una volta scrissi: «Il termometro é salito sull’altalena dell’asilo e la suora non vuole farlo scendere».
Assisto incuriosito e coinvolto alla smania degli ice-climber che, già ad ottobre, assediano i negozi specializzati in attrezzature da alpinismo. Tutti si informano se qualche nota o meno nota ditta del settore lancerà sul mercato la magica attrezzatura che gli permetterà di superare il “grado super-stereo” ed avere la speranza di partecipare alla ristrettissima selezione per accedere all’ambitissimo club PICCA-DILLY che ha l’unica sede a Mövenpik. Anche io ogni anno vengo colto da questo raptus e dimentico quel grande tesoro di insegnamento che mi veniva urlato quando, da piccolo, correvo in bicicletta: «Il SIGNORE ti ha dato le gambe? USALE !!».
MANNAGGIA !! Bella quella "alpin-giacca" della ditta Re-Artú! é la stessa che ha sponsorizzato la spedizione “alla ricerca del santo Graal” del fortissimo gruppo “Cavalieri della tavola rotonda”.
È dotata del modernissimo sistema a scudo riflettente per i blocchi di ghiaccio che si staccano quando ti arrampichi.
-Scusi, Signorina? (Leggo velocemente il cartellino con il nome della commessa)
-Scusi Signorina Ginevra, é possibile provare questa giacca?
-Si, Certo ma.... Lei su che grado arrampica?
-Ma.... io.... veramente....
-Non é per me é per.... é per mio cugino.... é lui quello forte.... mia zia mi ha chiesto di guardare se c’era la taglia giusta, siamo uguali,..... mia zia gliela vuole regalare per Natale.....
-Si va bene… ho capito… Ecco, tenga, li c’é lo specchio ma....quando ha finito mi chiami, la ripongo io sul manichino.
(Accidenti che permalosa! eventualmente mio cugino questa giacca potrebbe usarla durante gli incontri di judò...… aah ecco lo specchio).
Mi guardo nel grande specchio e.... nasce improvvisamente in me il pensiero del comune mortale:«Sono solo un piccolo ed insignificante terrestre! É meglio che io vada a cercarmi un paio di ghette nuove o, come l’anno scorso, negli scarponi ci faccio l’allevamento di rane».

il garage

il garage (2002)
 
"il garage", lo studio, l'officina di mio padre, il laboratorio, lo scannatoio, il ciulodromo, tutti sinonimi di un unico locale dove ho passato ore e ore della mia vita.
Ore di tristezza, felicità, sconforto, allegria, solitudine, compagnia, progettazione, realizzazione, riparazione, pazienza, precisione, dedizione, cura, amore, sesso.
Ore che sono come i petali della corolla di un fiore. Un fiore che rappresenta la mia vita. Un fiore che é sempre stato avvolto nella nebbia e che solo negli ultimi anni ha iniziato a rendersi lentamente nitido al mio sguardo.
Ancora non sono in grado di riconoscerlo ma sono sulla buona strada.

attrezzi

attrezzi Non ho mai pensato che l'attrezzo potesse fare la differenza in un alpinista ma che magari gli poteva dare una piccola mano... Spesso a inizio stagione gli amici mi chiedono un'affilata a picche e ramponi ed io non so dire di no ad una birra e a un panino che loro sono pronti ad offrirmi per il mio servigio.

È difficile spiegare come avere cura dei propri attrezzi, è importante una buona lima dolce una base per appoggio ma soprattutto tanta tanta pazienza. Qui alcuni piccoli consigli: la lima deve lavorare sempre su una superficie piana, deve tagliare in avanti e non fatta scorrere indietro sul pezzo (si stortano i denti).
Non ridursi all'ultimo momento ad affilare gli attrezzi, soprattutto i chiodi, che richiedono grande precisione.

candelabri

«...Potrei dividere la tua vita in capitoli e dare ad ogni uno di loro il nome di una donna. Sono sicuro che riuscirei a scrivere un romanzo che potrebbe lasciare, da qualche parte, una traccia… il problema è che non so dove sarà lasciata questa traccia». Disse di me “Lele da Biella”.

Nell’estate del 1998 conobbi una donna… nel breve lasso di qualche mese, contribuirà a sconvolgerela mia esistenza di uomo e…
Se percorro la storia mi accorgo che ogni uomo d’arte ebbe al suo fianco una musa ispiratrice…
il fatto reale è che: I° non posso considerarmi un uomo d’arte, II° ho sempre pensato di avere al fianco la mia musa ma lei non pensava la stessa cosa di me…

Questi candelabri rappresentano solo una parte di ciò che è uscito dalle mie mani... mani che hanno piegato il grosso filo di ferro, mani che hanno adattato un blocco di granito a basamento della luce.
Il blocco di granito fu anche portato ad una evoluzione sucessiva e da basamento della luce... divenne sorgente d'acqua.

 

pannelli

Qualche anno fa scrissi un articolo che pressappoco iniziava così: «…“Voglia di allenarmi saltami addosso che mi sposto”. Ogni anno ho sempre dei buoni propositi ma, ancora una volta, giunta la stagione di riesumare i miei attrezzi da cascata, la mia forma fisica assomiglia ad una forma di formaggio grana».

Nel 1995 ho costruito il mio primo pannello. Mio perché era nel mio garage.
La struttura era di 3mx5m e i 5 erano in verticale… il problema non era solo legato al fatto che se volavi, volavi lungo e per terra ma anche al fatto che la parte bassa doveva essere montata tutte la volte sul banco della piccola officina di mio padre e finito l’allenamento rismontato tutto. L’anno successivo fu approntato un pannello ribaltabile che fu la gioia di tutti coloro che al mercoledì si ritrovavano allo “studio”.

Poi venne il giorno in cui un uomo disse: «anch'io voglio il pannello per alzare il livello…».
Nessuna parola o frase può descrivere ciò che fu la realizzazione di questo pannello durante l’inverno 2004.

la guida alpina

Che cosa vuoi fare da grande? La guida alpina!
Chi mi rivolse questa domanda nell'ormai lontano 1983, era (ed è tuttora) Franco Molteni.
Si era in vacanza, per il terzo anno consecutivo con i Padri Somaschi, a Soraga in Val di Fassa. Durante le passeggiate, si trovava sempre un sasso su cui ci si arrampicava e c'era sempre un bambino che saliva più veloce di me. Questa cosa mi faceva incaz... e riuscivo a prendermi la mia piccola rivincita solo quando si trattava di spigare agli altri "soci" come ci si legava e come si usava la corda... Gli anni che mi passano sotto il naso mi impongono decisioni più o meno discutibili ma che soprattutto distolgono la mia attenzione da quella domanda importante che ogni tanto mi pongo: "cosa voglio fare da grande?"

Verso la fine degli anni novanta, sul mio sentiero, ho avuto fortuna di rincontrare Luca e Valentina che, dopo anni di conoscenza, mi hanno spronato a riaprire un cassetto.

Oggi è il I° gennaio 2002 e ho deciso di riaprire quel cassetto dove, anni fa, avevo chiuso il mio sogno, un sogno che si chiama: ‹‹cosa voglio fare da grande?››
Ho iniziato a frequentare i corsi propedeutici organizzati dal Collegio delle Guide Alpine Lombardia e nel giugno 2003 alle prove attitudinali di ammissione al corso.

"Oggi sono pienamente soddisfatto della via che ho scelto".

Oggi "il tambo" è iscritto all’albo professionale delle Guide Alpine UIAGM maestro di aplinismo della Regione Lombardia al n° 218.

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